Essere buddy di un disabile visivo
I non vedenti e gli ipovedenti possono effettuare immersioni accompagnati con un rapporto 1 ad 1, da compagni di immersione che hanno la capacità e la disposizione a comunicare con loro attraverso un codice tattile specifico. A volte alcuni di essi utilizzano anche un sistema radio per parlare. I disabili visivi rispondono direttamente per sè, come tutte le persone maggiorenni non sottoposte a tutela ed in grado di intendere e volere, e sono responsabili delle loro scelte e dei loro comportamenti. Essi possono ottenere la certificazione di idoneità fisica all'attività subacquea, o certificazione di non controindicazione fisica all'attività subacquea. Devono rispettare le norme di sicurezza subacquea come tutti gli altri sommozzatori. L'immersione , oltre a rispettare il sistema di coppia, e a rispettare le regole della collaborazione reciproca, si deve svolgere tenendo presente che il disabile visivo potrebbe non sempre essere in grado di accorgersi di alcune evenienze ambientali o riguardanti lo stato o la salute del compagno , qualora questi non glielo comunichi . Quindi il buddy deve essere consapevole di non poter contare sulla collaborazione del suo compagno per alcuni tipi di emergenze che riguardano la sua persona. . , |
E' necessario che la psicologia, i
problemi percettivi, le caratteristiche e gli effetti secondari
della minorazione della vista, siano conosciuti da chi si occupa
di attività didattiche o turistiche legate alla subacquea,, in quanto queste particolarità
costituiscono la base da cui derivano tutte le tecniche
specifiche ed i comportamenti sopra e sott'acqua. Tutto ciò per
garantire nello stesso tempo il massimo della sicurezza e del
divertimento
E' importante che i disabili visivi siano messi in condizione di fruire dell'esperienza subacquea al pari delle altre persone. Per ottenere questo risultato occorre una particolare attenzione ai gesti, ai tempi, ai comportamenti ed alle sensazioni che il compagno prova o può provare. Alcuni computer subacquei vocali forniscono al non vedente le informazioni necessarie ad una buona gestione tecnica dell'immersione, in modo che, pur avvalendosi del supporto e della guida del compagno, egli sia il più possibile consapevole di quello che accade.
In generale la cosa principale da considerare è che il sommozzatore disabile della vista sia più possibile attivo ed autonomo e viva l'immersione con la stessa partecipazione e consapevolezza delle altre persone.
Le persone con
problemi di vista o cieche devono essere accompagnate sott'acqua
con tecniche e movimenti particolari, per raggiungere il duplice
obbiettivo di farli sentire sicuri e mai soli, ed insieme non
trascinati, passivi e quindi non liberi.
Un altro modo di vedere il mare
Il libro "sott'acqua con un cieco"
Per fare tutto ciò, è necessario che chi accompagna i disabili visivi sott'acqua e più ancora chi li brevetta, sia formato con una didattica inclusiva, ossia adeguata alle esigenze anche di chi non vede.
Oltre a ciò è utile che conosca le tecniche di accompagnamento sopra e sotto l'acqua , i segnali tattili ed il giusto modo per comunicare verbalmente attraverso i comunicatori. Inoltre è utile conoscere le tecniche descrittive più adatte alle persone disabili visive e predisporsi per realizzare mateeriali didattici acessibili (come quelli informatici ) per la lettura dei testi di istruzione..
Inoltre la cosa più utile che si può fare se si vuole essere certi di porsi nel giusto modo, è quella di chiedere con serenità ed ascoltare con attenzione quanto la persona potrà cominicare in merito alle sue necessità , alla sua storia , alla sua esperienza di sommozzatore e di essere umano..