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Cebu - il bar degli amici |
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| Per tutti quelli che non riescono ad andare lontano perchè la cosa li spaventa o perchè si sentono in colpa lasciando in Italia i colleghi di lavoro, i figli, le mogli, gli amanti ed i capuffici, questa potrebbe essere una soluzione: difficilmente nelle 2 settimane del mio ultimo soggiorno, nè in quelle del viaggio di 6 anni fa, ho avuto l'impressione di stare lontano da casa più del baretto degli amici.
La definitiva "sdrammatizzazione" del viaggio intercontinentale, con tutto il pathos e la nevrosi che si porta dietro, fu la cena tipica filippina di Capodanno 2003 a Moalboal: amatriciana, spaghetti aio e oio, fritto misto di pesce, verdura, lenticchie e zampone.
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Il posto del sorriso, la tana
dei sub stanchi delle solite facce in.....zzate, è forse Moalboal,
dove sono tornata dopo 6 anni, a Natale 2002. Il Nigno non l'ha scalfito e già questo è un bel vantaggio, e forse memoria permettendo, mi pare che il reef sia pure migliorato rispetto a 6 anni fa. Differentemente dalla maggior parte dei sub che preferiscono Pescador Island, a venti minuti di barca dalla costa (a grande richiesta vince il lato nord est), io invece voto per il giardinetto di casa. In genere "house reef" nei diving center è quanto di peggio esista, la palestra per gli open, la pozzanghera per poter propinare la prima prova di svuotamento della maschera e recupero dell'erogatore ai poveri avventori ancora mezzi terrorizzati.
In questo caso il mio posto preferito è invece molto carino, almeno per me. La preferenza è dovuta dalla presenza di grossi fogli e vasi di pachiseris rugosa, una dura e sottilissima madrepora lamellare che forma dei dischi che a volte, arrotolandosi su se stessi, costruiscono dei cartocci più o meno svasati. Madre natura li ha fatti così belli che ci ha messo pure un bordino bianco latte a segnare il limite superiore, sicchè se la colonia è arricciata e arrotolata, si vede questo filo bianco che si contorce tutto sottolineando strani e voluttuosi drappeggi.
Le creature in questione sono conficcate nel muro del reef a soli 12-16 metri di profondità, sul ciglio della barriera che sprofonda dai 6 ai 35 metri, laggiù davanti casa. Ogni colonia può avere un diametro di più di un metro e mezzo ed una altezza di un metro o meno a seconda di quanto sia aperto o chiuso il cono del cartoccio. Con un po' di illuminatori e fari da fotografo serio, che infatti io non posseggo per mancanza assoluta di serietà subacquea, sarebbe stato interessante creare delle ombre e luci radenti su questi giochi volumetrici di queste lamine sottili e dolcemente ripiegate, come il drappeggio di una statua greca. A toccarli sono ruvidi , ma mica poi tantissimo, non sono nè urticanti ne ricoperte da chissà quale muco. Sono asciutte, leggere, sottili, solide. Ovviamente se non si ha un assetto più che perfetto, un solo dito troppo energico potrebbe danneggiare queste autentiche sculture viventi (il corallo è vivo come sappiamo tutti).
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l'altra scultura vivente è la memoria giurassica di Alejo, il mio accompagnatore filippino, che alla prima immersione mi mostrò tutta la batteria dei segnali tattili per la guida dei sub non vedenti, che aveva appresi nel corso fatto 6 anni prima, e che da allora non aveva mai più utilizzato (poi dicono che l'azoto rovina il cervello!).
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