Il relitto del Kent
A San Vito Lo Capo
di Cristiano Chieco
l
a stessa immersione raccontata da Cristina
Il paese di San Vito lo Capo è ancora immerso nel buio della notte, l’unico suono è dovuto al mare che s’infrange sulla spiaggia antistante il diving e all’orizzonte le barche dei pescatori che rientrano, annunciano che da li a poco sarebbe sorto il sole.
Sono le ore 06.15 del 19 ottobre 2002 quando quasi contemporaneamente io, Cristina e Fiorella giungiamo al diving "Argonauta" assieme a Mauro e Susan che ne sono i gestori.
La levataccia che ognuno di noi ha fatto è giustificata dall’immersione programmata il giorno prima, la visita al relitto del Kent, conosciuto anche come "la nave dei corani".
Velocemente iniziamo a preparare le attrezzature e a vestirci, mentre Mauro controlla il gommone che da lì a poco ci avrebbe portato sul punto d’immersione.
Le bombole sono caricate e mentre usciamo dal
porticciolo di San Vito puntando verso il mare inizia ad albeggiare, noi siamo
pervasi da una sensazione bellissima, quasi mistica, dovuta ai colori e ai
contorni sempre più accesi della baia e della costa.
San Vito si trova nella parte nord della Sicilia tra Palermo e Trapani, ed è una lingua di terra che si protende verso il mare, un mare dalle mille tonalità d’azzurro e blue a volte sferzato dai venti di maestrale e di libeccio.
Uscendo dal porto pieghiamo verso destra passando un’antica torre d’avvistamento normanna e una tonnara ormai in disuso, dopo pochi minuti Mauro rallenta la corsa del gommone scrutando la superficie del mare alla ricerca del gavitello al quale dopo poco ci ormeggiamo.
L’atmosfera è magica, da un lato il mare aperto, dall’altro una baia degradante e all’orizzonte il sole che da lì a poco avrebbe iniziato la sua ascesa nel cielo.
Mauro ci riporta alla realtà chiamandoci a prua per il briefing, e subito dopo indossiamo le attrezzature e ci disponiamo sul bordo del gommone pronti ad entrare in acqua.
L’immersione ha inizio, Cristina ed io scendiamo con le torce accese perché il mare deve ancora essere illuminato dai raggi del sole e mentre ci lasciamo cadere verso i 48 metri, ciò che ci appare è il buio.
I nostri occhi sono pronti a cogliere qualsiasi cosa venga illuminata dal fascio di luce, guardo il computer, siamo quasi a 35 metri e tra poco la cima di riferimento sarebbe terminata su uno degli alberi del relitto come ci aveva detto Mauro.

Il relitto è sotto di noi, ne intravediamo la sagoma e le stive, qualche metro più in alto Mauro e la Fiorella, ci scambiamo un "ok" di conferma e iniziamo la visita alla parte di prua.
Entriamo in una delle stive, ora vuota, e siamo accolti da una nuvola di gamberetti poi proseguendo raggiungiamo la prua dove notiamo fissate ad una sovrastruttura un’ancora e un’elica di rispetto, non sono tanto incrostate come anche il resto del relitto e questo mi porta ad immaginare quella che doveva essere la quotidiana vita di bordo.
Un grongo dai bellissimi occhi azzurri e dall’aspetto un po’ assonnato ci scruta mentre ritornando indietro puntiamo sulla seconda stiva piena di zampironi ormai inutilizzabili, la mia voglia di proseguire verso poppa è grande tanto il relitto è bello e la visibilità buona, ma una tirata di pinna da parte della Cristina mi fa capire che i tredici minuti di fondo programmati sono al termine, cosi iniziamo a risalire verso la cima e giunti ai 35 metri noto una bella murena, anch’essa assonnata, in un incavo dell’albero.

La risalita ha inizio, guardo il Kent sotto di noi in perfetto assetto di navigazione che inizia a sbiadirsi via via che la profondità diminuisce e mi riprometto, quanto prima, di fargli di nuovo visita.
Solitamente quando si fa la decompressione non si vede l’ora che finisca per poter riemergere, invece questa volta avrei voluto durasse più a lungo, tale era la bellezza dello spettacolo che appariva ai nostri occhi.
Il sole filtrava i suoi raggi nell’acqua conferendole una tonalità d’azzurro molto particolare, un branco di meduse (Caravelle portoghesi) ci passava accanto in una specie di danza subacquea e le bolle argentee emesse dai nostri erogatori contribuivano a creare un’atmosfera da favola.
Risaliti a bordo del gommone, aiutati dalla sempre sorridente Susan, ci scambiamo le nostre impressioni e ognuno di noi è felice di aver potuto condividere con gli altri delle sensazioni tanto belle.
Mentre Mauro ci riporta al diving, il sole ci scalda e la sua luce rende argentea la scia del gommone che dopo pochi minuti ormeggia alla banchina dove ci aspettano i nostri amici che ci tempestano di domande.
Tra una ventina di minuti toccherà a loro immergersi sul relitto dei corani, e sarà una bell’immersione, ma ormai il sole è già alto nel cielo e i pescatori hanno già pulito i pescherecci pronti per la prossima notte.
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