Un’immersione al levar del sole
a San Vito Lo Capo
di Cristina
Frighieri
la stessa immersione raccontata da Cristiano
La notte regna ancora sul piccolo paese di San Vito Lo Capo, costruito sulla leggera pendenza che scende verso il mare. Le stelle sparpagliate qua e là nel cielo scuro, offrono al mio sguardo una luce chiara e brillante mentre cammino solitaria lungo la strada principale che conduce al piccolo porto.
Solo un gatto nottambulo incontrato all’angolo di un incrocio, mi guarda un po’ stupito.
Il silenzio invita a raccogliermi nei pensieri che s’incanalano verso il motivo che mi ha spinto a rubare al riposo quest’ora buia. L’appuntamento è alle sei al diving.
Il programma di oggi prevede l’immersione sul Kent, prima del levar del sole.
Arriviamo puntuali, ognuno di noi è avvolto nella giacca a vento, la brezza notturna si fa ancora sentire. Siamo tre subacquei; Cristiano, Fiorella, ed io, Mauro e Susan proprietari del diving.
Le nostre voci rompono il leggero rumore del mare che si abbandona sulla spiaggia a pochi metri da noi, sembriamo "ladri inesperti" che bisbigliano sul furto da eseguire. In effetti le nostre intenzioni sono di "rubare" qualche cosa alla natura generosa del mare, carpirne un segreto e portarlo via con noi.
Assemblata l’attrezzatura, la
trasportiamo sulle spalle attraversando la spiaggia ancora umida dalla notte
per raggiungere il gommone ancorato sul molo, che ci sta aspettando.
Le luci ancora accese della notte che illuminano il paese ed il faro ancora vigile sul promontorio, fanno da cornice a questo momento ricco di emozioni e attese.
Lasciamo il porto al primo chiarore dell’alba che avvolge l’orizzonte.
Solo qualche pescatore ci saluta al nostro veloce passare.
La muta che abbiamo già indossato ci ripara dalla frizzante aria che investe i nostri volti ancora assonnati. L’atmosfera a bordo è silenziosa e contemporaneamente gioiosa, le nostre guide ci regalano col loro sorriso la complicità nel realizzare un desiderio che ci ha accomunato: essere in acqua al levar del sole.
Arrivati sul punto d’immersione e agganciata la boa alla cima che ci guiderà al relitto, ci prepariamo all’immersione mentre il chiarore del giorno inizia a ridipingere i colori sulla costa selvaggia di questo luogo.
Ci tuffiamo nell’acqua fresca
tutti insieme, nel preludio di un’avventura che promette emozioni.
Al "pronti via" scivoliamo veloci lungo la cima verso il fondo, riportandoci nella notte appena lasciata.
Avvolto nell’oscurità il relitto ci appare opaco e silenzioso, come fosse ancora addormentato, mentre le luci delle nostre torce indagano veloci per identificarne la sagoma.
Lasciata la cima fissata alla base dell’albero ci dirigiamo a prua, planando nella stiva ormai priva di ogni cosa. La sensazione che penetra nella mente è quella di essere avvolta in una culla d’acqua protetta dai fianchi scarni del relitto che raccontano ancora la sua storia. Illuminiamo l’interno di una stiva sul lato sinistro alla base del cassero, dove una miriade di gamberi si lasciano illuminare, è un brulichio di minuscole luci. Ci alziamo verso il castello di prua dove sulla paratia dei locali usati dall’equipaggio è fissata una grande elica.
Superiamo la parete del castello e
ci portiamo verso la prua dove un grosso argano ancora con la cima
arrotolata, è tana di grossi scorfani che non si spostano al nostro
passaggio. Il rumore lento delle bolle che fuoriescono dall’erogatore
scandisce lentamente il tempo ovattato che scorre mentre usurpiamo il
silenzio del mattino in questo luogo dove la luce del giorno inizia
lentamente a filtrare e ravvivare i colori del mare. E’ una fantasia ma è
come se ci si svegliasse nel morbido fluido salato che racchiude
rigorosamente nel suo profondo la vita trasformata di questo relitto, e
anche se solo per pochi minuti ora ne facciamo parte anche noi. Lascio per
qualche momento il gruppo e nascosta alla loro vista ascolto questo
risveglio del mare. L’attenzione generale è attratta dalla vista di un
grongo rintanato in un buco del relitto. Restando tranquillamente nella tana
si lascia osservare, muovendo solo le piccole branchie; non ci pensa nemmeno
ad anticipare l’inizio della giornata! In genere il suo atteggiamento
curioso lo induce a giocare con i "visitatori strani" che passano
di fronte alle loro tane, ma per oggi i grandi occhi del grongo che
rammentano quelli dei cerbiatti, non li potrò osservare.
Dopo una
discreta insistenza sulla
richiesta d’attenzione verso di noi, ci allontaniamo lasciandolo
tranquillo.
Il tempo sott’acqua possiede una consistenza diversa di quello della vita di superficie, anche se i minuti sono importanti e sempre pochi, racchiudono un’intensità tale da raggiungere i meandri nascosti delle mie emozioni. Il silenzio che governa il nostro colloquio fatto di gesti é complice nel lasciare stampato nella mente questo piccolo percorso durato tredici minuti.
In segnale di risalita segna la fine dell’immersione, ce ne andiamo lungo la cima che sale in superficie. Osservo la prua ancora disegnata nel blu e mentalmente saluto questo scrigno che ci ha concesso uno sguardo, anche se fugace, nel suo involucro.
Velocemente la sua sagoma sparisce nel manto bluastro ricoprendolo alla nostra vista mano a mano che ci allontaniamo dal fondo.
Ora sotto di noi è rimasto solo il colore scuro del mare.
Alzo gli occhi verso il cielo d’acqua, i raggi del sole tagliano lo strato d’acqua che ci separa dalla superficie. Il sole che ancora gioca col rosso dell’alba, ci raggiunge richiamandoci al risveglio di un nuovo giorno. Tra giochi d’acqua e branchi di piccoli pesci che ruotano intorno a noi, accompagnandoci incuriositi, mi lascio cullare dalla sensazione appagante di essere avvolta dal mare in questo momento mattutino di un nuovo giorno.
Il tempo della deco, sotto il pelo d’acqua dei tre metri, è accompagnato dalla presenza di piccole meduse che scivolano davanti a noi trasportate dal leggero ondulare del mare.
Riemergo per prima abbagliata dalla luce del sole, che prorompente dichiara la sua presenza sul vetro della maschera. Mi lascio scaldare mentre aspetto i compagni che uno ad uno escono dall’acqua. Le prime parole di tutti sono di entusiasmo, mentre Susanna rimasta ad aspettarci sul gommone ci accoglie con la sua allegria, chiedendo come è andata.
Non resta che lasciare spazio alla mente beneficiata dalla vista dei colori del mattino. Risaliti a bordo riprendiamo il tragitto del ritorno. Il gommone correndo veloce, lascia dietro di noi una scia chiara e azzurra che si disperde all’orizzonte. Il sole abbandonato il colore rosso si sta alzando nel cielo. Qualche brivido di freddo percorre i nostri sguardi estasiati verso questo regalo della natura, che resterà per sempre sigillato nei nostri ricordi e nella complicità che ci ha unito in questa breve avventura.
Arrivati al molo ci accolgono, pigri, i gabbiani che passeggiano sulla spiaggia mentre lentamente la vita quotidiana del piccolo paese di S. Vito Lo Capo, si rianima.
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Informazioni sul relitto Il Kent è un cargo cipriota affondato nelle acque di S. Vito Lo Capo, l’otto luglio 1978. Stazza lorda di 738 tonnellate, trasportava un carico di corani, zampironi e sigarette. Mentre si trovava alla fonda a San Vito, il 7-7-78, scoppia un incendio nelle sale macchine. L’equipaggio si salva insieme al comandante. A nulla serve l’intervento della Capitaneria di Porto e della motopesca arrivata da Castellammare Del Golfo, per spegnere l’incendio. Alle ore 11,40 del giorno dopo la nave si inabissa sul fondale di –48 metri.
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