Da Roma, arrivare a Marsa Alam è
senz'altro più facile che andare a Milano, sicuramente più veloce.
Eppure, la facilità con la quale si può venire qui, non fa presagire il
cambiamento totale di ambiente e di atmosfera che troveremo.Il Mar Rosso scorre alla sinistra,
mentre il pulmino mi porta
dall'aeroporto all'hotel dove soggiornerò . A destra, invece,
deserto, basse montagne, piccoli insediamenti, resti di cantieri
edili aperti e forse mai chiusi, qui e là poca gente che cammina a piedi
lungo l'unica strada litoranea.
Attorno caldo, sole, vento, mare, Egitto.
Le baie si susseguono l'una dopo l'altra, ampie, placide,
promettenti. Sebbene vi siano molti grandi hotel, lo spazio fra
l'uno all'altro è ampio, e non si ha la sensazione di una
cementificazione eccessiva.
Ma una volta varcata la soglia di uno qualsiasi dei tanti alberghi presenti, non c'è scampo, ti senti solo uno dei duecento o
trecento esseri umani che si aggirano ronzanti in quel recinto
protettivo e mistificante. Ma che importa, la dimensione umana non è li.
Gli amici sono al Diving, (quelli che respirano con i polmoni e che , sulla terra, spesso portano scarpe ed occhiali). Gli altri amici
vivono sotto il pelo dell'acqua di quelle baie. Sembra
paradossale, ma in un luogo così conosciuto e battuto dal turismo di
massa, esiste ancora la possibilità di una relazione
personale, di uno spazio di silenzio, di una dimensione
incontaminata. Anche qui vi sono pezzi di natura che, nonostante tutto, vince
ancora sulle nostre follie.
Grazie Francesca, per avermi accompagnata in quella
dimensione,così distante dalla vita quotidiana, ma comunque così vicina
e ancora così possibile.