Mi manca il fruscio del vento sulla tensione di ioni e iodio. Mi manca
quella intenzione fragrante di sale e verde acqua. L’eleganza tumultuosa e
possente, l’unica possibile. La noncuranza delle conseguenze del momento,
dello sbottare dei grandi.
Così mi ricordo le onde indiane.
Quella massa d’acqua immensa, piccola dall’alto. Ancor più violenta al
pensiero di ogni possibile bellezza.
Oceano mare. E’ definitivamente diverso da “mare”
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Una pressione infinita. Acqua enorme.
Nuvole come solo nelle distese americane o sui templi della via Puck, alla
chiusura delle visite.
Silenzio quando si vuole, quando si elide il rumore dei motori aerei. Là,
solo acqua. Blu. Non è più importante l’avvistamento del primo atollo.
Acqua come mondo. Acqua come deserto inconsueto. Voglio essere lì in
qualsiasi forma
Acqua ombrata dai cirri giganti e bianchi, come le nuvole di Buzzati sulle
montagne della sua terra.
Ferme, si fermano enormi e rimangono. E non si capisce come.
Mondo d’acqua su acqua. Bianco e blu, vapore su liquido. In mezzo, l’aria,
come un panino buffo
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Forse è là nel mezzo che nascono i miei sogni ora. Sì penso che quello sia
il loro midollo, lì in mezzo a quell’energia, a quella elettricità.
Non ha importanza arrivare. Non ha importanza la spiaggia, la prima isola,
la destinazione.
Basta quella valanga di fluido che colpisce con la sua profondità vaga e
densa. Impossibile disegnare, rappresentare la profondità oceanica. Perché
non è una sensazione visiva. La profondità che si intuisce dal cobalto che
colora i pensieri è solo una sensazione.
E la luce e l’ombra proiettata dalle nuvole non ci aiuta. E’ un supposto
immenso abisso, una voce che ci parla sottile e sempre più piano. Ci dice
solo “sshh!!”
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Ecco a cosa servono le isole. Non ai cataloghi. Servono a darci respiro. Tra
un atollo e l’altro, ci dicono che la profondità cambia, diminuisce, prima
di tornare desiderio. Sono gocce di olio giallo cadute da un grande
contagocce. Sono albumi viscosi di uova cadute da un altro mondo, a rendere
la nostra prospettiva più agevole. Piattaforme per pensieri stanchi, per
voli troppo lunghi.
Per chi ha bisogno di un approdo, di una ragione.
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Atolli. Formano una corona logica per noi che non riusciamo a immaginare l’
oceano per sé, per se stesso. Per chi colonizza tutto, per chi nella notte
si sveglia impaurito dal silenzio.
Descrizioni tutte uguali. La differenza la fa l’animazione…. “ospita una
delle spiagge più belle, … reef ricchissimo di vita a due passi dal vostro
overwater (casomai a un tuffo!)… villaggio con tutti i comfort…. Personale
che parla italiano…minchia! …il fiore all’occhiello è la cucina che propone
a pranzo e a cena un ricco buffet con i migliori piatti della cucina
italiana….”
“Romantiche passeggiate al chiar di luna…con soli 300 USD potete cenare al
lume di candela nell’isola di fronte, tutta per voi. E lo staff vi prepara
il letto, davvero!!!! WOW!!!!”
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Penso che pochi ci vadano, a scopare là. Per paura.
Oh sì. Paura del silenzio. Appena sposati si fa fatica ad accettare che ci
sia del silenzio!!!! Non lì. Cazzo non lì! A casa sarà una cosa normale ma
là in quell’isoletta da sogno tutta per noi cosa dire che rimanga
memorabile????? Non ci sono conquiste, si è già sposati. Hey,
honeymoooneeeer!!! Le cartucce migliori sono già state sparate, e non siamo
mica poeti.
E se no andiamo in barca, bellissimo. Così si visitano molti atolli. Ma si
continua a guardare chi ci vive, lì sulla barca, con un certo sospetto.
Gente fuori dal mondo. Gente che rapisce i sogni delle spose, ancora i
romanzi ellenistici dei pirati e delle prede femminili…, Angelica alla corte
del re sole e cazzate varie, e mette a dura prova il maschio bianchiccio o
lampadato, coi piedi dolci e delicati, che fatica a ricordarsi come si monta
un ARA.
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Stiamo nelle nostre isole, il mare sa essere violento e dolce, e almeno dà
respiro. Se non sappiamo volere quella immensità ci rimangono i cataloghi.
Ma ci vuole anche questo.
Cattiveria? No. Chissà se saprei starci, in mezzo al mare per mesi, io che
faccio tanto la figa ma so montare un gruppo ARA da un solo anno…
Però, ci proverei molto, molto volentieri.
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