L’ATTACCO DI PANICO NELL’IMMERSIONE SUBACQUEA
Autori: Capodieci S., De Angelis N.; Gargiulo M.L.
Istituto: Psychomedia "Area Psiche e Sport" (www.psychomedia.it)
Un recente studio ha dimostrato che oltre la metà di subacquei esperti ha sperimentato almeno una volta un attacco di panico. Le statistiche sostengono che il panico è stato responsabile del 20-30 percento degli incidenti mortali in immersione ed è probabilmente la prima causa di morte nelle attività subacquee. Il sub, in tali situazioni, ha in mente di raggiungere la superficie il più rapidamente possibile e non respirando normalmente rischia l’embolia gassosa arteriosa.
Gli attacchi di panico si suddividono, secondo il DSM-IV-TR, in:
a) attacchi di panico inaspettati (non provocati): il subacqueo non ha alcun fattore di stress e avverte l’attacco a "ciel sereno";
b) attacchi di panico causati dalla situazione (provocati) che si manifestano subito dopo l’esposizione a, o nell’attesa di, uno stimolo o fattore scatenante situazionale, come una perdita d’aria, il disorientamento o la comparsa di un grosso predatore;
c) attacchi di panico sensibili alla situazione, che non si evidenziano necessariamente subito dopo l’esposizione (ad esempio, un attacco di panico si può manifestare dopo mezz’ora che si è incrociato uno squalo o si è effettuata una discesa nel "blu" lontano dalla parete).
In collaborazione con l’Associazione nazionale degli istruttori gli Autori stanno conducendo una ricerca finalizzata a riconoscere gli individui più suscettibili al panico. Alle persone che decidono di intraprendere l’attività subacquea, a sub esperti e agli stessi istruttori viene somministrata una batteria di test:
1. Il Clinical Anxiety Scale (CAS) di Thyer.
2. Lo State-Trait Anxiety Inventory (STAI) di Spielberger.
3. Self-rating Anxiety Scale (S.A.S.) di Zung.
4.Un questionario a domande aperte centrato sulle motivazioni e sui comportamenti relativi all’attività subacquea.
Lo sviluppo di ricerche sull’ansia e sul panico nelle immersioni potrà contribuire significativamente alla sicurezza di questa disciplina sportiva
La predisposizione all’ansia può essere superata anche con l’esperienza e l’addestramento e non sarebbe in ogni caso legittimo escludere dall’attività subacquea quanti evidenzino un alto livello intrinseco d’ansia. E’ indispensabile, però, che le agenzie didattiche dedichino ampio spazio al problema dell’ansia e del panico fin dai primi livelli di addestramento e, in particolare, durante la formazione degli istruttori. La gestione del panico non può basarsi, infatti, solo sull’identificazione dello stress, ma deve avvalersi di strumenti che aiutino il subacqueo a riconoscere le proprie vulnerabilità psichiche