Quel
tempo fermo
Ecco un racconto. Il racconto, il mio. Esiste un animale che si chiama lepre di mare. Per tanti é solo un mollusco poco importante nel panorama subacqueo. Come quando senti le persone che parlano solo dei pesci grandi, delle cernie, dei tonni, degli squali. E non parlano delle alghe, dei parazoanthos, delle formazioni coralline meno alte e colorate. Il machismo del sub non rende giustizia a tutto il mare. Come se le sensazioni che si provano fossero davvero selettive. Fine giugno. Dovevo partire il giorno dopo, la sera, e lasciare la subacquea forse per sempre, forse per tanto tempo. Dovevo capire se sarebbe stata una passione da coltivare, su cui investire. Tutto mi diceva che era così, ma un po' l'esperienza del discovery del giorno prima, un po' l'amore che sentivo per quella superficie mossa e le cose lì sotto, mi faceva credere che non potevo andarmene così. Con questo dubbio. Affidarsi allora ancora una volta a qualcuno. E rischiare. Il secondo discovery che ho fatto é partito bene. Le orecchie mi facevano ancora un po' male. E mi avrebbero dato fastidio per i 6 giorni successivi. Però riuscivo a compensare. Mi sono trovata subito bene. Sopra a me 10 metri d'acqua e un barracuda in caccia, nervoso e solo. Una lunga sproporzionata spada di metallo piena di potenza che scattava appena sotto l'increspatura delle piccole onde. Brillava lui e brillavano le piccole mosse foglie d'acqua sopra di lui. Poi, giù ! Ancora di +. Un po' di freddo, termoclino. Poi passa... Una stella marina, rossa di un rosso morbido e denso. Poi una piccola caverna con una cernia che stalla ed osserva me, muovendo le pinne laterali come fanno loro, con un ritmo diverso e leggermente sequenziale l'una rispetto all'altra. Era la prima volta che ne vedevo una dal vivo. Stava lì nella sua tana. La compagna era fuggita appena siamo arrivati da un buco superiore. Poi ancora + giù, fino a 20 metri, con un respiro lento. Mi veniva un po' da trattenere il fiato per lo stupore e la sensazione della corrente. Passavo accanto all'istruttore o subito dopo di lui in mezzo a due rocce. Me lo ricordo come fosse ora. Leggermente diretti verso il basso. E poi. Lei ...... Di colpo. Sento un "uaa!" dentro una maschera. Era l'istruttore che mi indicava nel blu una cosa strana. Penso di non avere respirato per lunghissimi secondi, bloccata in mezzo all'acqua. Alle spalle avevo due roccioni, uno a destra e uno a sinistra. Davanti a me il nulla, in cui precipitava un essere. Non avevo mai visto questo essere. Immagina una farfalla. L'hai mai vista? No, le farfalle sbattono le ali. Questa cosa scendeva di profilo seguendo un angolo che mi sembrava di 40° da sinistra a destra, da una quota superiore a dove ero ma diretta dritta dritta molto più in fondo, dove non potevo arrivare. Come se qualcuno avesse teso un filo invisibile, una bava da seguire con un assetto perfetto e soprattutto per un perché. Eravamo a 24 metri circa. La cosa volava come un uccello. Una piccola manta, di colore rosso scuro, marrone bruciato, lentissima e flessuosa. A pensarci dopo mi dà l'idea che nelle sue ali ci sia una quantità di nervi e terminazioni infinite. Dimmi se ci sono delle cose che non riesci a comprendere che magari te le descrivo in modo diverso. La sua forma : immagina un tondo, una specie di diaframma tondo e spesso mezzo centimetro, bruno, e immagina che due lati simmetrici di questa "pizza" si pieghino insieme ritmicamente in su, quasi fino a toccarsi in alto, e in giù, ancora fino a congiungersi. il tutto con una mollezza ed una decisione assieme difficilmente immaginabili. Mi ricorda come quando ci si scopre a vivere perché si deve. E lo stesso per quando si respira. Sembra comunque, nella sua lentissima e naturalissima discesa, metterci un impegno e uno sforzo. Lo si vede da come muove la testa. La piccola testa 5 cm circa di diametro su un diametro totale 35-40 cm di corpo, é simile a quella di una lumaca con tanto di cornini. Hai presente i cavalli quando galoppano? Ecco. La loro testa va in su e in giù come a spingere forte e seguire al contempo il movimento del resto del corpo. Prova a rallentare all'infinito quel movimento, di una testa di cavallo che a occhi chiusi si spinga verso qualcosa, solo in mezzo all'acqua. Quando le ali vanno in giù va in giù leggermente anche il capo della lepre di mare. Fotogrammi infiniti e continui. Calma e perfezione nel movimento. Impressione di una immagine che per me é ancora là. Vive là. Tempo. Infinito. Il mio tempo si é bloccato lì. Il perché del suo movimento così risoluto, seguendo quell'angolo così certo e fisso, ero io. Mi sentivo lì per qualche motivo. Penso di avere ricevuto così tanto in quel momento. Ho sentito di amarla, quella creatura. Di sciogliermi in un tempo illimitato, come se non ci fosse più un perché nelle cose, e ce ne fossero centomila. Un assoluto si dispiegava solo per me, in quel momento. Ed ho scoperto che non sarei più potuta più tornare indietro. Mai più. Ho fatto un atto di coraggio strano: mi sono decisa a fidarmi dell'istruttore, in quel momento. Ho voluto seguirla da lontano per qualche metro, in giù. Solo per sentirmi con lei andare verso il basso. Sperando e sapendo che l'altro mi avrebbe bloccato quando doveva. E così é stato. Sono arrivata a 27 metri e quando mi ha richiamato non ho opposto resistenza. Solo, ci siamo fermati un po' + in su ancora a salutare quello spettacolo. E quella sera sono impazzita di gioia nel cercare di raccontare. Gli altri non avevano visto nulla, erano + in su. Solo l'istruttore mi capiva un po'. Ma non volevo neanche rischiare di essere la neofita naif. E per tante sere ho cercato di spiegare, a Milano, ad amici, quello che avevo provato. Ma senza riuscirci completamente. Questo anche perché ero talmente felice da non riuscire a non sorridere come una matta mentre parlavo. C'è voluto un po' di tempo ma quando ho incontrato di nuovo qualche persona amante del mare e della subacquea sono finalmente riuscita a farmi un po' capire. Mi rimarrà nel cervello per sempre. Valeria
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