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| ----30
minuti assieme
immortalati dalla mia Carolina ------ |
tarta:
una lezione di tolleranza
e pazienza |
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Le
tartarughe dovrebbero essere insignite dell'onorificenza
massima in fatto di totale mancanza di angoscia. Se si riesce a farsi
accettare, facendosi assimilare ad una bizzarra tipologia di
"remora" (il pesce che vive sul carapace facendole
toletta e compagnia), la tartaruga si abitua a questo nuovo tipo di
compagno con il massimo dell'ospitalità. E' quello che mi è
capitato nella baia del Dugongo a Marsa Alam (Sud Egitto), dove ho seguito
il pasto (in verità per niente silenzioso), di una pazientissima tarta.
In cambio le ho dovuto spolverare per tutto il tempo la
corazza, ma sono stata fortunata, per la precisione nella pulizia del mio predecessore
ufficiale con le branchie.
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Come
tutti sanno, le tartarughe hanno bisogno di aria per
respirare, e quindi di tanto in tanto tornano in superficie per
farlo. Quella è una azione da non ostacolare minimamente. Noi
sommozzatori non possiamo seguirla in risalita, non essendo degli apneisti come lei e avendo da
rispettare le regole di chi si porta l'aria da casa, tenendola sulle
spalle. Mentre seguivo la mia tarta toccandole delicatamente con un solo
dito il carapace senza pesare minimamente,ad un certo punto ho sentito un suo piccolo
movimento verso l'alto, come un sussulto. Ho capito, ho staccato la mia
mano da lei, potendo così iniziare a fotografarla, mentre delicatamente ma con grande
sicurezza, lei si è staccata dal fondo, ha iniziato a volare, perdendosi nel sole, lassù.
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